lunedì 13 gennaio 2014

Piccole riflessioni in una giornata GRIGIA

Guardo fuori dalla finestra e vedo solo grigio. La nebbia è talmente spessa che non si vede oltre il cancello.
Ottimo tempo per meditare e riflettere, dunque!
(anche per dormire, potendo).
Sono tre mesi abbondanti che cerco di mangiare meglio, di cui una cinquantina di giorni in cui sono "realmente" a dieta.
I primi risultati si vedono, ho perso quasi 10 chili.
Aggiungiamoci il fatto che due volte a settimana mi scateno con il taekwondo. Per chi non lo sapesse è un'arte marziale coreana basata su calci e pugni in volo (sono uno spettacolo in volo, dovreste vedermi!!)
E aggiungiamoci anche che almeno un altro giorno (quando sono proprio brava, due) faccio esercizi a casa, impavida, noncurante delle risate delle mie figlie, davanti ai video su youtube!!
Detto questo.... riesco a controllare la fame o meglio, forse dovrei dire che ho molta meno fame!
Quando sgarro però lo faccio proprio bene e poi sto malissimo. Ieri sera, complice il compleanno di una delle mie due figlie, ho pasticciato e subito il mio corpo ha reagito.
Al di là dei sensi di colpa che ho provato subito dopo aver divorato salatini e dolcetti, sono stata contenta di stare male. Sì, perchè vuol dire che anche il mio corpo non accetta più tutta quella porcheria che prima ingurgitavo senza fatica e con sommo gaudio!
Mi sono accorta anche di un'altra cosa. Mi piace avere un po' di fame e resistere!
Oltre che sentirmi più leggera con il corpo, anche la mia mente riesce a muoversi con più scioltezza. E' tornata la voglia di scrivere, di muovermi, di fare!
Ho buttato via dagli armadi tutti i vestiti che mi stanno larghi e questo è un segnale molto forte. Vuol dire che non voglio più tornare indietro (senza contare il fatto che spenderei un patrimonio per ricomprarmi tutto e questo è altrettante incentivante!!!)
Mi piace stare a dieta, mi piace pesarmi e vedere che la bilancia scende, mi piace riuscire a mettere entrambe le mani dentro i pantaloni e avanzarne ancora, mentre prima non entrava manco la t-shirt!!
Insomma, mi sento più bella e decisamente più sexy!
Si continua, c'è un luuuungo percorso che mi aspetta.
Siamo solo all'inizio.
Dai Viviana, ce la fai!!

giovedì 9 gennaio 2014

Palestra, questa sconosciuta!


Va bene, avete deciso di affrontare la dieta, ora avete 24 ore prima che il vostro cervello decida di riportarvi sulla buona strada!

Affrettatevi quindi a fare l’abbonamento in palestra!

Se siete temerarie fatelo per almeno sei mesi, probabilmente ne butterete via cinque ma in queste 24 ore sarete gasate al massimo.

Dopo la palestra una capatina al negozio di abbigliamento sportivo ci vuole. Tutina fucsia (è un must, ci vuole), canottierina ed elastico per capelli rigorosamente in tinta.

Il primo giorno di palestra vi sentirete come una cacca su una torta nuziale, vale a dire FUORIPOSTO! Ma non disperate, c’è di peggio, ed è il secondo giorno: quello in cui sarete ancora doloranti per i pochi muscoli che avrete movimentato e non ricorderete assolutamente quali sono le macchine da usare seppur segnate sulla vostra scheda.

E’ facile riconoscere una novellina da palestra: generalmente è sovrappeso, ha uno sguardo vitreo perso nel vuoto, si muove come un elefante in una cristalleria, dice sempre di sì ed è vestita ovviamente di rosa!!

Se la palestra è seria vi portano in una stanzina, vi pesano e vi misurano la massa grassa…
(intanto le 24 ore sono già passate e voi vorreste essere dappertutto tranne che su quella bilancia malefica).

Si avvicina il vostro allenatore (che probabilmente dopo aver avuto a che fare con voi cambierà lavoro!) e vi fa salire sulla bilancia per verificare che non abbiate barato col peso, mentre voi con sbattimento di ciglia cercherete di dissuaderlo da tale azione e quando inforcherà le pinze per misurarvi la ciccia, sareste quasi pronte a svendere il vostro corpo purché desista.
Il problema è che lui non ne vuole sapere (almeno per ora, perché arriverà anche quel momento!) del vostro corpo ciccioso, quindi non vi resta che accettare la forca e promettergli di diventare atlete agoniste!

Dopo questa gogna, per fortuna non pubblica, vi avviate con lui nella sala aerobica e la prima cosa che farà sarà piazzarvi sul tapis roulant, sperando di rivedervi in un episodio di Paperissima.

Dopo quindici minuti di camminata (non parliamo ancora di corsa, per carità) con l’acido lattico che già vi fuoriesce dalla punta dei capelli, vi avviate nel corridoio verso la sala degli attrezzi.

Il vostro passaggio sembra quasi il remake di “Dead man walking”, attraversate il corridoio della morte e vi trovate di fronte a un esercito di piccoli Ivan Drago, rigorosamente sudati e vestiti in tenute a dir poco ridicole.

Vi guardate e vi rendete conto però che solo voi siete vestite in maniera diversa da loro… questo vuol forse dire che la ridicola siete voi???

Soprassedete su questo piccolo dilemma e con un gran respiro entrate nella stanza delle torture, salutando tutti discretamente (senza ricevere ovviamente risposta), accompagnata da colui che per i prossimi sei mesi (se sarete brave) diventerà il vostro guru!!

To be continued… 




Questo articolo lo trovate qui:

http://www.uncannynerdz.it/2013/08/palestra-questa-sconosciuta.html


lunedì 6 gennaio 2014

Dopo tanto tempo...

Che vergogna!

Quasi un anno senza scrivere nulla qui dentro.
Cercherò di riprendere in mano tutto e dare un taglio diverso, nella speranza di essere più brava!!

Metterò alcuni articoli comparsi un in blog dove ho inziato a scrivere dove parlo, ma guarda un po', della dieta!!
La mia nemica di sempre!!!

Forse, se sarò super ispirata e soprattutto meno pigra... scriverò anche dei miei progressi.

Magari mi sarà di aiuto :))





Dieta. Consigli per non iniziare

Vuoi cominciare una dieta?
Pensaci bene, ti prego.

Dovrai patire la fame e fare tanta, tanta ginnastica.

Ti nutrirai di cibi sani, berrai tanta acqua e comincerai a sentirti meglio!
Non ti ho ancora scoraggiata?

Bene, vedrò di convincerti definitivamente a lasciar perdere.

Quando sei triste ti consoli con un tiramisù?
Quando litighi con il tuo ragazzo mangi inferocita una barretta di cioccolato rigorosamente fondente?
Se hai una promozione sul lavoro o un bel voto all’università ti fiondi in pasticceria per festeggiare?
Non vedi l’ora che sia il tuo compleanno per rimpinzarti con la torta più calorica dell’anno?
O che sia il compleanno di tua figlia per organizzarle la festa con le amiche e stare in un angolo a mangiare tutte le porcherie che hai preparato?
Mentre studi sgranocchi qualcosa?
Mentre lavori sgranocchi qualcosa?
Mentre porti a spasso il cane sgranocchi qualcosa?
Mentre litighi, dormi, corri, sogni, fai la doccia, pipì, parli, fai sesso, sgranocchi qualcosa?

Lascia perdere, fidati.

Decidi, in preda a visioni futuristiche di te in bikini accompagnata da Raoul Bova, di iscriverti in  palestra?

Non essendo avvezza a tale disciplina ti avventuri negli spogliatoi e ne esci infagottata nella tua tutina grigio topo (o topa a seconda delle opportunità), con maglietta di due taglie in più nera e coda di cavallo stile Jane Fonda ( ma di uguale a lei al massimo hai solo l’elastico per i capelli).

Ti aggiri sperduta nella sala attrezzi, muovendoti in un mondo che non ti appartiene e senti tutti gli occhi puntati su di te?
E’ normale, baby.
Anche io ti guarderei così, al loro posto.

Non ti riesce proprio a entrare nella testa la questione della respirazione? (espirare e inspirare non è mai stato così difficile), sudi al primo piegamento mentre osservi che nessuno in quella sala sembra umano?

Hai paura di cadere dal tapis roulant e la ciccia ti impedisce di volteggiare con lo zumba fitness?
Lascia perdere, credimi.
 
Sto soffrendo anch’io nell’immaginarmi la scena.

Ma se davvero ci credi, se pensi di poter resistere alla visione di una bavarese alle fragole o di un cannolo siciliano, beh… allora vai fino in fondo.

Indossa la tua tutina fucsia aderente, cadi dal tapis roulant, piegati fino a sentire i polpacci bruciare, suda, quando hai male sorridi e non mollare mai.

Arriverai alla meta, davvero.

Ma poi ri-ingrasserai.

Parola di una lottatrice! (di sumo).
 


questo articolo lo trovate qui:

http://www.uncannynerdz.it/2013/08/dieta-consigli-per-non-iniziare-3.html




mercoledì 23 gennaio 2013

Le ombre del mio passato...



Cammino per la stretta via Barbaroux, chiusa nel mio cappotto lungo e nero, avvolta nella nebbia tipica di Torino. Ad ogni passo sento addosso gli occhi di bottegai annoiati e donne mature che attendono improbabili clienti sulla porta di casa.
Mi ha sempre affascinato il cuore della città, la sua parte più vecchia e più vera. Un labirinto di piccole vie ciottolate, antiche botteghe in legno che vendono dagli oggetti più strani alle cianfrusaglie più stupide. Via dei Mercanti era la mia preferita. Passavo i sabato pomeriggi dei miei sedici anni alla bottega di Fulgenzi, dove trovavo un pout-pourri di oggetti inutili ma così invitanti.
Per me Torino è via Po…. una via centrale seppur laterale, un po’ dimenticata dagli ingrati torinesi che preferiscono camminare per le vie luminose, piene di negozi e bar come via Roma e via Garibaldi.
Via Po è una via con i portici, come spesso se ne trovano nella città che mi ha visto nascere. Ha i muri gialli e le volte bianche scrostate, ma è bellissima. Nostalgica, triste, decadente e fiera. E’ dove incontri tutti gli sballati del liceo artistico nei loro sciarponi bianchi e neri che mettevo anch’io alla loro età. E’ dove incontri i sorrisi e le vecchine che sorseggiano i loro thè al bar Flora o al Caffè Roberto, dietro il teatro.
Mio Papà mi ci portava sempre la domenica mattina. Andavamo in un locale, che ora non esiste più, di numismatica e filatelia. So riconoscere al tatto un ottimo marengo da un buon marengo, uno scellino ben conservato da uno mediocre.
Fa freddo ora, avvolgo la sciarpa al collo e mi avvio verso Piazza Vittorio Emanuele, la piazza più grande d’Europa. Anche lei così triste e così bella. Da qui vedo il Monte dei Cappuccini, Superga e la collina, che di notte sembra il più bello dei presepi. La piazza finisce nel ponte che attraversa il Po e si affaccia alla Gran Madre. Alla mia destra gradini che scendono. Costeggio il fiume, sono ai Murazzi. Li percorro nella notte brulicanti di persone nei locali e after hours, li percorro ora, in questo grigio indistinto, con un filo di preoccupazione. E’ tutto così stranamente deserto. Una pattuglia della polizia è sempre presente, di giorno come di notte. Mi guardo alle spalle, mi stringo di più nel mio cappotto e affretto il passo.
Per me Torino è l’odore acre del Po che sale alle narici quando mi siedo sul bordo del fiume, è l’odore delle chiese che mio padre mi ha fatto visitare da bambina per mostrarmi tutta la loro bellezza, è passeggiare senza tempo nel parco fino all’imbarco Perosino…
Torino è anche magia. A volte la senti mentre cammini per le vie del centro, a volte la sento quando mi siedo su una panchina di Piazza Statuto e osservo la gente che passa. Immagino i cunicoli sotto i miei piedi e l’eterna lotta tra il bene e il male, la magia bianca e la magia nera.
Torino però è anche fredda…. La gente non ti guarda, la gente corre, ha sempre da fare, ha sempre da dire. Non si prende il tempo di vivere. E’ diffidente, non sorride più. Non sono mai stata così e non volevo diventarlo. Allora sono andata lontano, a più di ottocento chilometri di distanza. Poi però sono tornata. Ho resistito solo per un po’ e poi sono di nuovo andata via. Finalmente, dopo anni, sono riuscita a trovare un compromesso….
Alla fine amo questo città ma per apprezzarla devo starle lontano. Non troppo… giusto il tempo di mettermi in macchina e raggiungerla in meno di un’ora.
Quello che mi lega a Lei sono le radici della mia famiglia che affondano nei palazzi di periferia nei quartieri a nord.
E’ Lei che ha spiato il mio primo bacio, che ha sentito battere il mio cuore all’impazzata, che mi ha sentito piangere, che ha udito le mie preghiere e mi ha visto andar via su quel treno con le lacrime agli occhi. Per questo la amo. Ed è per questo che anche la odio. Perché non ha saputo trattenermi, perché mi ha cacciato via.
Prima era abitudine, era il susseguirsi di cose e azioni che si ripetevano ogni giorno. Era un rapporto logoro, stanco. Come un uomo che non ha più nulla da proporti, non ti dà più stimoli.
Un uomo di cui conosci perfettamente l’odore, le abitudini e i difetti. Banale. Scontato. Noioso.
Ora Torino è l’amante che mi accoglie ogni volta che ne ho voglia. Mi scopro a scoprirla. La vedo con occhi diversi.
E quando mi stanca la lascio senza rimpianti, sapendo che tanto, presto o tardi, tornerò a trovarla…

lunedì 12 novembre 2012

Partorire è la cosa più naturale del mondo!!

Lo scrissi qualche tempo fa, dopo la nascita della piccolina... ve lo propongo qui!




Partorire è la cosa più naturale del mondo…
Già…. deve averlo scritto sicuramente un uomo.
Così come tutti i manuali che parlano di punto “G” sono scritti da uomini.  Vi pare normale?
“Come farla impazzire a letto”…. questo era su “Men’s Magazine”… giornale per uomini scritto da uomini deficienti. Non che sia difficile trovarli….  lo so… ma lì sono stati selezionati apposta!… “..cospargila di miele mentre dorme e inizia a leccarla tutta…” c’è solo da provarci!!! Già essere svegliata non è che sia la cosa che amo di più, figuriamoci poi tutta appiccicosa tra le lenzuola imbrattate (che tra l’altro, particolare da non tralasciare, IO devo lavare e stirare).
Insomma cosa ne sanno gli uomini dei nostri umori, di cosa ci piace e cosa NON ci piace, dei nostri pensieri, delle nostre fantasie e soprattutto…. di quanto sia “naturale” partorire!!

Per questo avevo scelto una ginecologa donna. Perché supponevo fosse più vicina ai miei bisogni e alle mie aspettative. Errore!! Si trattava di una ex femminista incallita, una di quelle che lanciava bombe molotoff contro la polizia e andava in giro con le tette di fuori, dipinte con il simbolo della pace! Una di quelle che urlava e pretendeva la parità dei sessi… così non appena le chiesi qualche giorno a casa dal lavoro perché ero stanchissima mi rispose assolutamente di no!! Fu così che la mia gravidanza finì per essere seguita da un ginecologo...  uomo!

Manca un giorno alla scadenza, il momento stabilito secondo il quale la mia bimba dovrebbe nascere.
Questa pancia non la sopporto più. E’ ingombrante. Faccio fatica pure ad allacciarmi le scarpe!!!!!!
Dodici chili di pancia non sono pochi, sommati a quelli che ho già, tra l’altro…
Se sento ancora dire che le donne incinte sono sexy potrei uccidere. Sexy… si! forse le donne come la Schiffer o la Casta. Non certo io! Calzamaglia comprimente, mutandona contenitiva, dodici confezioni di Maalox per contrastare bruciore di stomaco, nausee e vomito. A volte vomito anche mentre guido. Devo fermarmi di botto, aprire la portiera e tra i passanti che mi prendono come minimo per una drogata, rovescio pranzi e cene.
“Sono i capelli dei bambini che fanno venire il brucior di stomaco” mi dicevano tutte le vecchine del vicinato. Balle!! Mia figlia è nata calva!!
La Schiffer è stata fotografata sorridente per nove mesi, nemmeno le si vedeva la pancia! E dopo quindici giorni dal parto è tornata a sfilare. Io dopo quattro anni peso di più di quando ero incinta!!

Non so come mai, ma quando arriva il momento di partorire tutti i mariti diventano premurosi, chiedono mille volte come stai… hai bisogno di qualcosa?... vuoi due cuscini sotto la testa?... un thè?... hai voglia di calamari fritti?...ti chiamo tua madre? (mia madre? Ma se fino a ieri la odiavi!)… sei sicura di sentirti bene? Andiamo in ospedale?…. Si, si è meglio se andiamo…
CAGASOTTO!!
Ecco cosa sono gli uomini!

Sono le tre di notte.
Sono rilassata ma non riesco a dormire, sento tamburellare la pancia ad intervalli pressoché regolari. Convinta che non si tratti ancora del giorno giusto, ingoio due compresse di Buscopan per vedere se il dolore passa e mi infilo sotto le coperte. Dopo un’ora abbondante di contrazioni ormai accertate e dolorose devo arrendermi all’evidenza che mia figlia ha deciso di nascere!
“Senti tesoro, ho le contrazioni ogni cinque minuti...” esordisco tranquilla. Lui si alza di scatto (già vestito) e prende la valigia in mano.
… “credo sia ora” finisco di dire ridendo.
Durante il viaggio per l’ospedale è lui che tiene il conto delle mie contrazioni.
E’ talmente agitato che forse sarebbe meglio se lasciasse guidare me. Di questo passo credo che partorirò in auto, va talmente veloce che prende buche, rasenta muri e frena inchiodando, rischiando che mi scoppi l’air bag sulla pancia!!
Quando arrivo in ospedale, trafelata ma ancora con la bimba al suo posto, mi visitano e mi spediscono in reparto.
Le contrazioni si fanno sempre più forti. Mi passano accanto donne con il loro fagottino tra le braccia e quasi quasi le invidio. Mi guardano con aria di compassione… come per dire: “povera te, non sai che ti aspetta…”
Devo fare il tracciato. Il tracciato è una cosa odiosa. Questa cosa qui dentro che continua a battere perché vuole uscire e tu che non ti devi muovere altrimenti non si sente più niente.
Mi chiamano per un’altra visita. Cammino rasentando i muri e ogni minuto sono costretta a fermarmi per il dolore. Le infermiere sono tutte felici e contente. Ci credo! Mica sono loro che devono partorire. Quella di destra sono sicura che sta pensando a cosa preparare per cena, l’altra invece starà pensando a dove passare le prossime vacanze!
“Me la fate l’epidurale? Dopo tutti quegli esami che mi avete fatto fare la pretendo!” esordisco.
“Ora controlliamo”.
Ma che fa?…. Mi visita proprio durante la contrazione quando ho un male boia?
“Non ne ha bisogno” mi risponde tranquilla l’ostetrica.
“Non ne ho bisogno??? Questo lo dice lei! Io voglio l’epidurale”.
Dico a mio marito che voglio l’epidurale. “Mia moglie vuole l’epidurale” ribatte lui, “Fatele questa epidurale!” “Ci vuole l’epidurale!”
“Ma ormai c’è dilatazione completa. Tra poco nasce”.
E allora perché non me l’avete fatta prima? Solo perché le donne devono soffrire per il parto, vero?
“Ma che mi state facendo?”
“Le abbiamo rotto le acque”
Ma non si può, si devono rompere da sole le acque!! Questo NON  è naturale!
“Ora avrà proprio male”… mi continua a dire
“Ah si? Perché fino ad ora cosa ho avuto?”
… “però nascerà in frettissima”…
Bella consolazione.
Mi caricano su una barella. Dove si va?
“La portiamo in sala parto”.
“Come in sala parto? E il travaglio? Ho visto anche la sala travaglio di là. Non funziona così di solito?”
“Signora, sta per nascere” mi dice quasi seccata l’infermiera.
“Senta, è lontana questa sala parto? Perché io comincio a spingere, non resisto più”
“Ok faccia pure”
Ma come fanno a stare così calme? E se mi nasce in ascensore?
Bisogna aver fatto yoga per poter partorire, la posizione più difficile per te è sicuramente quella più facile per loro. Già ma sono io che devo partorire, no?
Ecco mio marito. “Speriamo che non inizi con la storia della respirazione o lo uccido”, penso.
Oddio le contrazioni sono sempre più vicine.
“Ma come si respira?”
“Amore devi respirare come i cagnolini” e comincia ad ansimare tirando fuori la lingua.
L’ha detto!! L’ha detto! “C a r o!”  dico scandendo bene le parole: “s t a i  z i t t o!”. Sono isterica.
L’Ostetrica mi dice: “si signora, respiri come le hanno insegnato”
“Io non sono andata a nessun corso pre-parto!!! Partorire è la cosa più naturale del mondo”, ribadisco. “Mia mamma, mia nonna, la mia bisnonna, la mia trisnonna e via dicendo non hanno fatto nessun corso per partorire!!”

Il giorno che ho messo piede al corso pre-parto mi sono ritrovata in mezzo a quindici donne prese dal panico pensando alla nascita del loro figlio, con i mariti che armeggiavano con una bambola facendo finta di cambiarla e a fare esercizi di respirazione che mi davano l’impressione di essere in una setta satanica. Sono fuggita via.
Ho riprovato ad iscrivermi ad un altro corso, questa volta in una grossa città, pensando che le donne “urbane” magari potessero essere diverse. Non appena entrata, dopo le presentazioni mi viene vicino una e mi chiede con voce piccola piccola: “ma tu non hai paura del parto?” “E tu non hai paura di un pugno sul naso?” le ho risposto indiavolata. Sono andata via anche da quel posto e non mi hanno nemmeno consegnato gli omaggi!

“Ah” risponde l’ostetrica “allora quando arriva la contrazione spinga trattenendo l’aria come quando va sott’acqua”
“Perfetto…..” rispondo… “non so nuotare!”
“Ah… allora come quando va in bagno” e ride
Mi sento rassicurata. Questo lo so fare.
Sento in una stanza vicino una donna che urla per il dolore. E’ proprio come nei film.
“Non ci faccia caso” cerca di rilassarmi l’ostetrica. “C’è sempre qualcuna che fa così”
“Certo, certo”… biascico… “Allora posso urlare anch’io?” chiedo sorridendo.
“Se vuole si” mi risponde con lo stesso sorriso.
“Ma no sarò brava. Soffrirò in silenzio”
“Ahiiiiiii…” urlo!!,  “Arriva arriva! Eccola che arriva”
Mio marito mi sostiene la testa, io respiro come posso e spingo come riesco. L’Ostetrica è pronta a catturare la bimba.
E dire che mi avevano sempre detto che i bambini li porta la cicogna o nascono sotto i cavoli!
Mio marito è diventato bianco! Vivianaaaaa c’è solo mezza testa fuori! Spingi! Spingi! Altrimenti non respira!
Mio marito sa sempre come tranquillizzarmi!!! E’ questo che mi piace di lui!
Lo guardo inviperita, credo che in questo momento potrei anche chiedere il divorzio. “AMORE!! Spingerò quando avrò un’altra contrazione!!!! Non posso così!!” mi sento dire con la voce di Linda Blair, la protagonista dell’Esorcista!
Eccola che arriva…
La sensazione è quella di una saponetta che sguscia via tra le mani bagnate.
Che bello!
E’ nata!!! Una bimba di 3.990 chili.
Me la portano via subito per fare tutti i controlli.
Mi guardo intorno, ma dove sono finiti i dottori? l’ostetrica, l’altra infermiera?
“Oh no… non ci posso credere”.
Sono tutti intorno a lui, mio marito! Lo hanno fatto sedere, sta quasi per svenire.
Ehi ma sono io quella che ha partorito!!!! Quella che ha fatto tutto!!! Quella che forse ha bisogno di voi!
E devo dire poi che questa posizione non è che sia la più comoda oltre che la più dignitosa!!
Esisto anch’io!!!!!!
….Gli uomini….
Viva le donne!!!!!!!