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lunedì 30 giugno 2014

Ci sono giorni in cui vivo felice e spensierata.
 
Ieri era uno di questi giorni.
 
Abbiamo festeggiato la Cresima delle mie due figlie, ero circondata dalla mia famiglia e dalle persone a me più care.
 
Tra queste la mia Amica. Lei, l'unica sola grande Amica.
 
Quella del cuore, quella che sa tutto di te e tu di lei.
 
Quella che ho conosciuto in un estate di 31 anni fa e non ci siamo mai più lasciate.
 
Voglio incorniciare questo momento, quest'attimo rubato di nascosto da un'abile mano e occhio che hanno saputo cogliere l'essenza della felicità, della spensieratezza...
 
 

martedì 10 giugno 2014

Un giorno NO

Ci sono quelle giornate così, che ti svegli già di umore nero.
Inutile anche solo pensare che potrà migliorare.
Nei giorni no tutto può solo peggiorare.
Oggi odio il mio lavoro sopra ogni cosa.
Odio il mio capo, odio il mio non aver continuato gli studi, odio non fare ciò che veramente mi piace.
Già... ma poi a me cosa piace davvero?
Cosa so fare bene? A parte lagnarmi, si intende.
Oggi odio dover andare dal dentista, odio dover ricevere il tizio dell'agenzia per far visitare la mia casa che ho messo in vendita, odio dover andare a fare l'esame di taekwondo.
Oggi odio soprattutto me stessa.
Dopo un pranzo veloce e arrabbiato mi sono abbuffata con ben 3 pacchetti di crackers, un cono gelato al pistacchio, 5 tablotti di cioccolato gianduia, un pacchetto di patatine chips, 3 ringo e per finire un caffè doppio con latte che sto ingurgitando ora.
Mi faccio schifo ma oggi è un giorno NO.
Non ho nemmeno fatto la mia ginnastica quotidiana e tra un'ora e mezzo rotolerò sul tappetino d'esame invece di tirare calci.
Ho sonno, sono nervosa, covo rabbia e non so nemmeno bene per cosa. Sono stufa.
Che noia che barba, che noia... mi sento molto Sandra Mondaini, solo che io non recito.
Oggi è un giorno no, vorrei mettermi sotto le coperte, sentire una voce tranquilla che mi ripente come un mantra: "dormi piccolina, andrà tutto bene, ci sono io con te".
Ripenso a quando ero bambina e mio papà mi coccolava quando non stavo bene. Già solo la sua presenza mi rassicurava.
Oggi invece lui non c'è più e io devo badare a me da sola.
C'è sempre mio marito, le mie figlie e mia mamma è vero.,,
Ma non è la stessa cosa.
Spero che questo giorno NO passi in fretta.
(e anche questo mal di pancia)

sabato 1 febbraio 2014

A una condizione


Un mio raccontino stile noir erotico, presente su un e-book gratuito (Lite-match) della Lite Editions
Osiamo un po' :)



Lo conobbi in un ferroso pomeriggio di novembre. 

Un caldo insolito e lamelle di pioggia battente fanno da collante tra la federa della mia gonna di bassa manifattura e le calze di nylon.

Comodamente seduta nel sedile della mia auto, imbocco una strada senza destinazione. In fondo non mi interessa dove, ma con chi terminerò questo viaggio.

Non conosco l’impazienza di un desiderio, né la necessità di una carezza.

Non so cosa sia questo nero ma ho imparato che basta lavarlo via per tornare pulita.

Lui è lì con il pollice alzato, ignaro passeggero di passaggio.
“Salta su”, gli faccio con un cenno della testa.
“Vado verso sud”, mi dice agitando nella mano un depliant pubblicitario.
“Ti ci porto io”, incalzo,  “ma a una condizione”.
“E quale sarebbe?”

Sorrido maliziosa e senza accorgermene scorro lentamente il palmo della mano lungo la gamba fino al ginocchio e torno su accarezzando l’interno della coscia, sollevando un lembo della federa verde acido.
Sorride compiaciuto e mi siede accanto.
  
La promessa è scritta nel contachilometri.
Duecento, prima di arrivare a destinazione.

Sento il suo ginocchio premere contro il mio quando inforco una curva e scendo verso l’inferno.
Il suo.
Subito dopo sono le sue dita a varcarne la soglia. Prima una, poi un’altra e un’altra ancora.
La federa diventa di un verde violento.

Accosto. Serro le gambe e scosto malamente la mano dell’incosciente che ha azzardato tanto.
Perlomeno prima di ricevere il permesso.

“Non ora”, gli intimo decisa, “Su quella spiaggia”, dico sollevando il mento per indicare la direzione.
Giunti sul posto scende dall’auto. L’aria salmastra libera immediatamente le nostre narici.

Gli passo il mio foulard rosso sangue sotto il naso e glielo lego sopra gli occhi.
“Lo senti l’odore del mare?”
Lo metto giù in ginocchio: “Allora… lo senti?”

Davanti a lui, sollevo la gonna e affondo il suo viso nella mia conchiglia bagnata.
“Si sente il mare, vero?” 

Intento a banchettare con i miei frutti non si accorge del rumore metallico.

Una promessa è una promessa.

Un boato silenzioso, carne che cade.

“Questa… è la mia condizione”!